Avevo scritto una T all'inizio del paragrafo, ma il perché e il percome mi sfuggivano. La T stava lì a sfidarmi, a dirmi che era importante, a sottolineare come senza di lei il resto non sarebbe restato in piedi. L'avevo scritta poche ore prima, cancellando la traccia in italiano con un rapido seleziona+canc. Sono passati ormai tre giorni pieni, e la T è ancora lì, seguita dal cursore che palpita come il cuore di un paziente in coma: sono bloccato.
Mi dico che è stata la burocrazia a fermarmi. Mi dico che è stata la mancanza di alcuni documenti importanti da allegare all'Application Form per il PhD. Ma la T ne sa più di me. Avevo trovato il modo migliore per iniziare quel paragrafetto del Research Proposal, e questo modo migliore era una parola inglese che inizia per T; un gerundio, se non ricordo male. T...-ing. Poi, come sempre, mi sono distratto. Tutto quello che è rimasto dell'ispirazione del momento è quella T beffarda, maiuscola e accusatrice.
E se non lo inviassi questo Research Proposal? Se non facessi questa Application e restassi a scavarmi la mia nicchia qui in Italia? Dopotutto, parliamoci chiaro, non ho veramente voglia di lavorare per tre anni a un progetto senza capo né coda, a un riempitivo di questa attuale mancanza di terreno sotto i piedi. Un PhD è tanto. Io cosa voglio?
Voglio un lavoro che mi piaccia, in cui eccellere e usare al meglio le mie capacità (lingua inglese, insegnamento, traduzione). Ho un disperato bisogno di cambiare aria e smettere di respirare i veleni di casa mia. Devo riorganizzare la mia vita.
Beh, tutto sommato il PhD non è tanto male. Vero, non ho mai trascorso così tanto tempo lontano da qui, ma è un'occasione davvero unica. Perché no?
...perché quella T mi sta ancora osservando. Per cosa sta? Turning? Ma Turning che? No, seriamente, devo venirne a capo. La sento che mi fissa. Che mi fissa e mi giudica. T, come "Toh, guarda chi è un fallito"; "Tutta fatica sprecata, non partire"; "Tu non sarai mai felice, né qui né altrove".
La odio. Ma non riesco a cancellarla. Sento che apriva un periodo perfetto. Telling? Forse. Ma Telling cosa? Di storie me ne racconto fin troppe. Eppure non riesco ancora a conoscermi come vorrei. Quando inizierò il mio percorso di analisi ne devo parlare alla psicologa.
Secondo me è Trying. Che poi ci starebbe benissimo anche con la mia vita odierna e i suoi stati d'animo. "Ehi, che fai nella vita?" "Mah, sai, I'm trying" "A fare che?" "No, così, in generale. Ci provo. Non mi applico, ma la butto sempre lì".
NO. Ora devo tirare un po' fuori le palle. I miei T-esticoli (dannazione). La cancello. Domattina la cancello. Poi magari la frase inizia comunque con T. Ma sarà un'altra T, una meno cosciente e autolesionista. Una T nuova di zecca.
Oddio. Anch'io mi chiamo T. Sto cadendo vittima di un alfabetismo inconscio autoreferenziale e me ne rendo conto solo dopo due pagine intere di divagazioni sonnolente all'una di notte.
No no. Non ci siamo proprio. Ora mi scrivo una To Do List per domani e guai se non la rispetto.
Buonanotte.
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